Zimbabwe: crisi economica e sociale senza fine

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Anche lo Zimbabwe entra nella ‘speciale’ classifica degli stati in cui la violenza religiosa non accenna a placarsi. Suor Ruvadiki Plaxedes Kamundiya, una religiosa cattolica di 49 anni, è stata uccisa brutalmente a Mutoko, nella provincia del Mashonaland Orientale, in Zimbabwe. La polizia ha arrestato un sospetto, Enock Potani, 20 anni, nel villaggio di Chouriri che ha confessato di aver ucciso la religiosa. Secondo la polizia si tratta di una persona affetta da disturbi mentali.

Suor Ruvadiki Plaxedes Kamundiya, che era insegnante della Hartmann House, che fa parte del Collegio di St George a Harare, si era recata domenica 22 ottobre presso la comunità della Madre della Pace a Mutoko, in un tour in vista di una gita scolastica del St George’s College che era prevista per venerdì 27 ottobre.

Suor Kamundiya è stata accolta da Suor Juliet Haurovi, che ha riferito che la religiosa ha espresso il desiderio, prima di tornare a Harare, di raccogliersi in preghiera nei pressi della Croce Blu, popolarmente conosciuta come la Croce Gloriosa della Vita.

Non vedendola ritornare, Suor Haurovi l’ha fatta cercare, ma sul luogo di preghiera è stato trovato il sospettato che ha riferito di aver visto la suora pregare prima di ritornare al villaggio.

Lanciate le ricerche, il corpo della religiosa è stato ritrovato nelle acque della diga di Mutemwa.

La polizia dopo aver recuperato il cadavere, ha arrestato il giovane che ha confessato il delitto. La suora prima di essere uccisa con un colpo alla testa inferto con una pietra, avrebbe subito violenza sessuale. Dopo averla uccisa il giovane ha confessato di aver gettato il corpo della religiosa nella diga.

Da segnalare che Il 62% della popolazione segue la religione cristiana, protestante o scismatica: metodisti, avventisti e anglicani; i cattolici costituiscono circa il 10% dei cristiani; mentre il resto della popolazione è animista. Spesso però cristianesimo e culti indigeni vengono fusi.

Tre settimane fa vi era stato un altro episodio di intolleranza religiosa che si era concluso con un arresto: il pastore Ewan Mawarire, uno dei leader della contestazione anti Mugabe in Zimbabwe, è stato nuovamente arrestato durante il culto, in chiesa.

Fondatore del movimento «#ThisFlag» il pastore evangelico è fra gli animatori delle proteste contro il regime logoro e violento dell’ultranovantenne Robert Mugabe, al potere da oltre 35 anni. Manifestazioni pubbliche e la denuncia delle condizioni di vita della popolazione sono costati già vari arresti al pastore negli ultimi anni. In quest’ultima occasione è stato raggiunto dalle forze dell’esercito mentre stava celebrando il culto in un tempio della capitale Harare. La colpa, secondo il suo avvocato, sarebbe stata quella di aver diffuso un video che mostrava la penuria di carburante nel paese, con la gente costretta a lunghe code alle stazioni di rifornimento.”E’ stato accusato di tentativo di sovversione dell’ordine costituzionale ed ora è detenuto al commissariato centrale di Harare”.

Mawarire è stato arrestato varie volte, soprattutto nel corso del 2016. E’ il promotore della campagna «#ThisFlag» per invitare la popolazione a presentarsi sempre con la sciarpa della nazione al collo, come lui stesso ha iniziato a fare, per manifestare l’amore per il paese, martoriato da un tasso di disoccupazione del 90% e dalla disintegrazione del welfare sociale e delle strutture scolastiche. Lo scorso luglio era stato scarcerato dopo pochi giorni in quanto il giudice aveva ravvisato un vizio di forma nel suo arresto. Dopo l’udienza nel marzo di quest’anno, è stato liberato sotto cauzione ma il passaporto gli è stato confiscato. L’ultimo arresto risaliva al 26 giugno, in seguito all’aver organizzato varie preghiere con gli studenti di medicina dell’università centrale per protestare contro gli aumenti delle tasse scolastiche.

Secondo Belinda Moses, direttrice del programma Africa australe di Amnesty International “il pastore continua a essere il bersaglio di un regime che cerca di incriminarlo per la sua libertà di espressione e per le pacifiche riunioni e manifestazioni organizzate. Evan Mawarire è un prigioniero d’opinione e deve essere liberato subito e senza condizioni”.

Mawarire, che dice di avere anche lui due armi a disposizione, «una bandiera e una Bibbia» non è il solo pastore in prima linea contro le ingiustizie del governo. Nell’ottobre di un anno fa il pastore pentecostale Patrick Mugadza aveva scritto una lettera direttamente a papa Francesco per chiedergli di scomunicare Mugabe, che invece assiste regolarmente alle messe in Vaticano, presente anche il giorno dell’elezione del nuovo pontefice nel 2013. Dal Vaticano nessuna notizia, mentre Mugadza non è scampato all’arresto il 16 gennaio di quest’anno ad Harare.

Lo Zimbabwe sta vivendo anni di crisi economica e sociale enorme. La speranza di vita è di 43 anni,una della più basse al mondo, precipitata se è vero che solo nel 2000 era di 60 anni, mentre il tasso di mortalità infantile è dell’81 per mille. Il motivo principale del drastico crollo è legato alla diffusione dell’Aids, con un terzo della popolazione sieropositiva, il quarto tasso più alto al mondo.

L’inflazione galoppa con numeri a talmente tanti zeri da non poter nemmeno esser scritti, la benzina è carente, il servizio telefonico non funziona.




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