Recovery fund – La Commissione dovrà lavorare per capire come realizzare il recovery fund che emetterà obbligazioni europee. Ma Nord e Sud Europa sono molto distanti e l soluzioni lontane.
I 27 leader Ue hanno approvato il pacchetto di aiuti da 540 miliardi di euro: Bei-Sure-Mes che saranno operativi dal 1 giugno e hanno dato il compito alla Commissione europea di lavorare nel dettaglio alla creazione di un recovery fund che abbia come garanzia il bilancio pluriennale. Un nuovo fondo per contrastare la crisi economica dovuta al covid-19 «abbastanza grande da far fronte all’entità della crisi e rivolta ai settori e alle aree geografiche dell’Europa più colpiti», ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.
Perché non c’è una dichiarazione comune dei 27. Perché nel Consiglio europeo serve l’unanimità per approvare le decisioni. . E gli Stati sono ancora divisi sui dettagli, molto importanti. L’altra volta il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva rifiutato di firmare una dichiarazione comune. Per evitare lo stallo e l’accusa di essere inconcludenti, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha pensato a un escamotage: pubblicare una sua dichiarazione presidenziale. Per farlo a Michel non serviva l’approvazione degli Stati membri. Si tratta di una comunicazione, niente più. Ma ottiene due risultati: nei media non uscirà la narrazione che questo incontro è stato un fiasco, ed è un messaggio politico ma l’accordo appare ancora lontano.
La presidente della Commissione europea ha chiarito però che il recovery fund sarà almeno di 1000 miliardi di euro e ha fatto capire che sarà necessario aumentare la quota che gli Stati danno per finanziare il budget comunitario in caso contrario mancheranno le garanzie per chiedere il prestito.
Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia chiedono che il recovery fund si basi sui fondi del bilancio comunitario ed emetta delle obbligazioni fino a 1,5 trilioni di euro (1500 miliardi). La Commissione Ue poi dovrebbe dare questi soldi agli Stati membri tramite grant. Tradotto delle sovvenzioni a fondo perduto che non saranno mai restituiti in sé, ma solo pagando gli interessi. E chiedono che si trovi il modo di anticipare questi soldi il prima possibile con una soluzione ponte per evitare che arrivino troppo tardi. Ma non è ancora chiaro da dove si prenderebbero questi soldiì. Invece Austria, Svezia, Finlandia e Paesi bassi si oppongono perché vogliono che il recovery fund dia in prestito questo soldi e non a fondo perduto o con il meccanismo del “debito perpetuto”.
Cosa vuol dire bond perpetuo. Un prestito che viene dato senza scadenza e senza rimborso. Chi presta i soldi però riceve per sempre un tasso di interesse fisso, in genere più alto della media. Tradotto: presto cento euro allo Stato spagnolo che non me li ridarà mai. Per evitare che sia un regalo e per convincermi a prestarli lo Stato spagnolo mi paga gli interessi che maturano su questo prestito. Una piccola cifra, ma a tempo indeterminato. Elimina il problema politico gigantesco chi paga quando scade il debito europeo? Se non scade, non si paga. Gli stati più indebitati evitano di indebitarsi di nuovo. Bisognerà però pagare gli interessi. Chi lo farà? La Commissione europea con il budget aumentato.
Oggi Angela Merkel in un discorso al Bundestag ha detto che la Germania deve essere pronta a fare la sua parte per aumentare il budget dell’Unione europea e usare strumenti nuovi come il recovery fund perché «siamo una comunità di destino. L’Europa non è l’Europa se non si difende a vicenda nei periodi di indebitamento», ma secondo le ultime indiscrezioni la Cancelliera non sarebbe ancora favorevole ai grant. In una conferenza stampa post Consiglio europeo il presidente francese Emmanuel Macron ha forse già trovato la quadra: ha detto che il programma di rilancio economico dovrà includere sia i grant che i prestiti.
I grant? Arrivano da una proposta che ha fatto il governo spagnolo, pubblicata il 19 aprile su El Pais. L’idea degli spagnoli è di finanziare i circa 1.500 miliardi di euro del recovery fund con un debito perpetuo dei paesi dell’Ue.